«Non una semplice cometa ma una realtà solida». L’ascesa della Sir nel racconto di Emanuele Prisco
«Da assessore ho avuto la fortuna di vivere in prima persona l’esplosione del fenomeno Sir». Inizia così il racconto di Emanuele Prisco, Sottosegretario di Stato ma con un passato nella carta stampata come collaboratore sportivo del Corriere dell’Umbria e soprattutto, assessore allo Sport del Comune di Perugia dal 2014 al 2018.
Prisco ha visto la Sir trasformarsi da squadra a vocazione prettamente umbra a colosso europeo. Una metamorfosi che agli albori era tutt’altro che scontata. I suoi ricordi partono da un aneddoto che fotografa perfettamente il clima iniziale: la prima storica finale di Champions League che la Sir disputò nell’annata 2017-2018: «Andai a vederla con Sirci, la Sir giocava la finalissima contro i russi dello Zenit Kazan, in cui militava un certo Wilfred León. Durante tutto il viaggio e per l’intera partita non ricevetti mezza telefonata dalle istituzioni. La percezione della città era ancora molto fredda, non c’era assolutamente quel trasporto nazional-popolare che avevamo vissuto, ad esempio, l’anno prima per lo spareggio del Perugia Calcio».
Proprio in quella finale, dove la Sir uscì sconfitta con un secco 3-0, scoccò la scintilla destinata a cambiare la storia. «Sirci rimase impressionato dalla prestazione devastante di León – ricorda Prisco – e decise semplicemente che lo avrebbe preso». È qui che emerge il tratto distintivo del presidente: «Al di là del suo carattere istrionico, Sirci è una persona estremamente intelligente. È un visionario per cui nulla è impossibile, capace di trovare opportunità laddove gli altri non vedono nulla. E come tutti i grandi imprenditori ha l’intuizione geniale che fa la differenza».
Costruire un fenomeno di massa nella Pallavolo, tuttavia, non è un’impresa semplice, specialmente in Italia dove pur essendo il secondo sport per tesserati, sconta ancora un divario enorme rispetto al Calcio. Emblematica fu la partnership con Conad: l’azienda scelse la Pallavolo perché le garantiva una visibilità capillare su tutto il territorio nazionale, ma la mossa non fu vista di buon grado dai tifosi del Perugia Calcio. «Sirci però è un vero uomo d’affari – spiega Prisco – e sa che per sorreggere una società ad alti livelli servono ingenti risorse esterne. La sua grande abilità è stata proprio questa: far innamorare gli imprenditori, creando pian piano un’osmosi totale con la città».
Il vero capolavoro politico e sportivo si è però giocato sul fronte delle infrastrutture. Con il Comune sull’orlo del dissesto economico e pochissime risorse da investire, l’amministrazione aveva un compito arduo: migliorare gli impianti per tutti, tutelando sia le eccellenze che gli sport minori. Anche in questo caso, la determinazione del patron della Sir si è rivelata decisiva. Da un lato l’assoluto rifiuto di abbassare la competitività della rosa della squadra per finanziare i lavori; dall’altro la capacità di trovare sponde istituzionali. «Riuscì a convincere l’allora Presidente della Regione Catiuscia Marini a contribuire con il 50% delle risorse per rifare il palazzetto. Lui ne era convintissimo: “Chiudendo gli spicchi lo avremo sempre pieno”. E aveva ragione, anche se all’epoca gli uffici comunali erano un po’ scettici».
Per Prisco aver partecipato a questa fase mantenendo il proprio rigore istituzionale senza “fare il tifoso” resta un motivo di grande orgoglio. Guardando a ciò che resta oggi di questa cavalcata pionieristica, la risposta è netta: «La cosa più bella è che non si tratta di una semplice cometa ma di una realtà solida, un modello imprenditoriale strutturato che ha preso spunto da grandi società del Basket come Venezia o Cantù. Il grande sogno di Sirci e il suo merito storico è aver creato qualcosa che non è una cometa destinata a spegnersi, ma un punto di riferimento europeo con una solida prospettiva futura».
A cura di
- Andrew Pompili,
- Alessio Modarelli







